Storia dal 05.04.45 al 02.06.46

Mario 'l podestà

E' un piccolo proprietario terriero, ma soprattutto coltivatore diretto dei propri fondi Mario Bertocchio della frazione omonima dei Bertocchi, l'ultimo podestà in carica dal 1940 all'aprile del 1945 nei comuni di Pinasca e Inverso Pinasca uniti dal cordone ombelicale fascista.

"Non è certamente un fascista - dice la figlia Amalia - l'autorità del Governo di allora lo sceglie a capo del comune perché in possesso di licenza ginnasiale, un titolo di studio qualificante per quei tempi, conseguita dai Salesiani di Perosa Argentina. Purtroppo mio padre, classe 1891, interrompe gli studi per la chiamata alle armi e sul fonte del Carso nel 1915/18 è decorato al valore militare per una ferita di guerra."

"Mario 'l podestà" com'è chiamato dai suoi concittadini amministra il comune con saggezza e buona volontà per cinque anni, nel pieno regime fascista, coadiuvato dal segretario comunale Amilcare Coassolo entrambi "marcati stretti" dal segretario politico Achille Campiglia farmacista del paese e segretario politico del Fascio. Ricorda ancora la figlia Amalia : "Tempi molto brutti in quegli anni, mio padre come molti pinaschesi sovente è preso in ostaggio dalle truppe tedesche".

Secondo Enrico primo sindaco C.L.N.

Con la Liberazione del 25 aprile del 1945 cambia in toto l'orizzonte della pubblica amministrazione. A Pinasca incominciamo "a comandare" i primi Comitati di Liberazione Nazionale.

"L'anno millenovecentoquarantacinque, addì ventotto aprile, alle ore nove, d'accordo con il Comitato di Liberazione Nazionale e come da comunicazione in data odierna, firmata Francesco Domenichini in veste di Rappresentante per l'Intergiunta del C.L.N., in seguito a regolare votazione si é costituita e susseguentemente insediata l'Assemblea Popolare Comunale che in via provvisoria dovrà presiedere all'Amministrazione della Cosa Pubblica del Comune di Pinasca in sostituzione della precedente Amministrazione che era la creazione del deprecato ed ormai finalmente defunto Regime fascista".

La mano del segretario Amilcare Coassolo, riconfermato nel suo incarico, non tradisce alcuna emozione nello scrivere il primo atto di un Paese libero. La delibera è pubblicata il 29/4/45 all'Albo Pretorio. I ventuno cittadini che rappresentano gli abitanti di Pinasca, Inverso Pinasca e relative frazioni, molto popolate allora, formano l'Assemblea: Enrico Secondo fu Luigi; Fra Luigi fu Francesco; Aldo Beccari fu Giuseppe; Romolo Galliano di Lazzaro; Mario Galliano fu Emilio; Serafino Richiardone fu Angelo; Tullio Tessa di Giulio; Guido Antoard di Giovanni; Cesare Prot fu Lorenzo; Francesco Prot fu Federico; Attilio Clot di Alberto; Aldo Bernardi di Gaetano; Alberto Pesce fu Tommaso; Pietro Giacomo Ghigo (Colino) fu Matteo; Ernesto Bertalmio fu Alberto; Lily Lageard fu Giosué; Guido Castagna di Giovanni; Teofilo Coucourde di Cesare; Ernesto Odasso fu Angelo; Cesare Lovera fu Giacomo; Lorenzo Bertetto fu Emilio. Tutti presenti alla prima riunione presieduta da Secondo Enrico Sindaco, Luigi Fra Vice Sindaco, Tullio Tessa Consigliere Anziano, eletti democraticamente nei rispettivi incarichi. Dopo un commosso pensiero del valore dei Partigiani ed il sacrificio di molti cittadini, la prima decisione è di organizzare un solenne funerale in memoria dei Caduti a spese del Comune e di ordinare l'imbandieramento di tutti gli edifici pubblici e invitare la popolazione di fare altrettanto alle case private.

"Mio padre, classe 1897, non vuole fare il sindaco - dice Bruno Enrico - abita a Pinasca in quanto ha sposato Maria Balmas e ha avuto cinque figli, due maschi e tre femmine, ma non originario del posto bensì di Cumiana. La sua vita prima del '45 è di perseguitato politico perché antifascista. Per le sue idee che esprime apertamente è costretto ad emigrare in Francia dal 1925 al 1940. Operaio alla Riv partecipa agli scioperi del 21 marzo del 1943 e finisce in galera a Susa dove stringe fraterna amicizia e divide la cella con un personaggio illustre della politica italiana: Giuseppe Saragat. Nelle elementari subisco le umiliazioni dei miei compagni e vengo messo in disparte dalle maestre perché mio padre rifiuta di farmi indossare la divisa da Balilla. I miei figli li vesto come voglio , dice sovente"

Nel 1945 c'è tutto da ricostruire, c'è un grande fervore amministrativo, tanta voglia di fare. Il librone rilegato dell'archivio storico del Comune contiene sessanta pagine scritte fitte, fitte in appena sei mesi.

Mario Galliano poco più che ventenne ricorda: "Lavoro, sempre lavoro. Scendo dal tram delle 16,45 dopo le otto ore di impiegato alla Riv, inforco la bici per recarmi al comune la mia seconda casa, ma c'è tanto entusiasmo e tanta amicizia, comprensione, rispetto tra giovani ed anziani nonostante le vedute diverse".

Di particolare rilevanza a fine aprile del '45 la decisione della ricostruzione del ponte delle Balze "opera di somma necessità per permettere il transito, sia per la popolazione, sia per le industrie esistenti oltre Pinasca". E' chiaro il riferimento agli opifici tessili di Perosa Argentina. La Giunta dopo lunga discussione affida l'incarico del progetto al geometra Zuppini e la ricostruzione al capo mastro locale Battista Damiano con manovalanza offerta dalla popolazione: il volontariato nel paese era già una forza trainante in quei tempi.

"I soldi in cassa erano davvero pochi e tanti grattacapi da risolvere tant'è che l'ing. Pietro Bertolone direttore dello stabilimento Riv di Villar mi concede una assenza retribuita per tre mesi , da imbianchino nella fabbrica villarese, per poter seguire il comune" dice il settantacinquenne Tullio Tessa, comunista integerrimo, che con il cognato Luigi Fra divide gioie ed amarezze amministrative.

Tra le decisioni più importanti dei primi due mesi c'è: l'ammasso del latte e del grano sia per provvedere al rifornimento, almeno parziale, del burro alla popolazione, sia per il divieto assoluto di vendere il pane "a borsa nera". A questo proposito la vendita del prezioso alimento, dopo una breve discussione con i panettieri locali, viene fissato in lire 6 al chilogrammo confezionato con sale a carico dei panificatori.

L'epurazione del messo comunale

La delibera numero 9 del 20 maggio desta un certo scalpore: epurazione e licenziamento in tronco del messo comunale Paolo Escarbot. Il grave provvedimento é deciso dalla "Commissione per l'epurazione" insediata il 6 maggio, ma non sono riportate le motivazioni che giustificano tale presa di posizione e le testimonianze sono molto dissimili fra loro. Appena una settimana dopo, i concorsi non esistono ancora, è nominato nuovo messo comunale Pietro Storero, l'unico candidato che ha presentato domanda in seguito al manifesto pubblicato all'Albo Pretorio.

"Lo stress e le critiche poco costruttive - dice Luigi Fra - incominciano a far pesare sulle spalle il grave fardello amministrativo". Infatti il 3 giugno quattro membri della Giunta: Aldo Beccari, Coucourde Teofilo, Mario Galliano, Alberto Pesce danno le dimissioni. A sostituirli sono eletti: Innocente Giordano, Virgilio Giustetto, Gino Pesce e Giulio Gilli già aggiunto in precedenza. Il primo bilancio comunale del 1° settembre 1945 chiude in pareggio sulla cifra di: 1.523.503,53.

Il Commissario prefettizio: Ettore Serafino

Tutto procede al meglio fino alla delibera numero 29 del 20 di ottobre: dimissioni all'unanimità dei componenti della Giunta Comunale. Il verbale riporta, senza specificare dei "fatti avvenuti la sera di sabato 13 da parte di elementi del C.L.N. locale che si ritiene non regolarmente costituito....che nel predetto Comitato fanno parte persone che hanno nei confronti dell'Amministrazione di rispondere di atti non legali, per i quali sono stati denunciati dall'Arma dei RR.CC. alla autorità giudiziaria ..." La denuncia, come sempre, è anonima. C'è da sottolineare le diverse valutazioni espresse sui fatti dai pochi testimoni di oggi e membri della Prima Assemblea Popolare Comunale di allora. Già in quei tempi non scorre buon sangue tra i militanti dei partiti nonostante che ci sia l'obiettivo comune di governare in democrazia, ma gli amministratori-cognati Tullio Tessa e Luigi Fra concordano che la causa delle loro dimissioni e di tutta la Giunta è da inquadrare nei profondi contrasti scaturiti per la distribuzione del grano. Il prefetto Cesare Gay sistema ogni divergenza con la nomina di Ettore Serafino a Commissario Prefettizio. Il primo compito del noto avvocato pinerolese è di indire nuove elezioni per il rinnovo degli incarichi amministrativi. Il tutto viene svolto al 28 di ottobre 1945 alle 10 al piano terreno in un'aula del vecchio edificio scolastico, oggi sede del Comune, alla presenza di Aldo Spinardi e Carlo Berruto ispettori della Giunta Regionale Consultiva di Governo. L'inizio della seduta riserva da subito sorprese e contrasti perchè dall'esame delle delegazioni dei rispettivi partiti per le rappresentanze in seno al C.L.N. locale vengono estromessi il Partito Liberale, Democrazia e Lavoro e Partito Socialista, stessa sorte subiscono i delegati Marco Usseglio e Filiberto Richard rispettivamente di Grandubbione ed Inverso Pinasca perché "non hanno la delega regolare". Sono invece ammessi tutti gli altri incaricati ed i rappresentanti del Partito Democratico Cristiano, Partito Comunista e Partito d'Azione.

Guido Castagna secondo sindaco C.L.N.

E' Guido Castagna, 4 marzo 1905, di Inverso Pinasca, operaio RIV, antifascista, il secondo sindaco C.N.L. Compongono la Giunta comunale il Vice Sindaco Anselmo Prot e gli assessori effettivi e supplenti: Mario Paolasso, Fiorenzo Maccari, Teofilo Coucourde, Remigio Bert, Marco Ughetto. E' di soli cinque mesi la durata dell'amministrazione di Guido Castagna. Il figlio Gino dice: "Mio padre aveva accettato l'incarico nonostante il parere contrario della famiglia, ma lui era un uomo con alti ideali democratici e antifascisti tant'è che sono stato bocciato un anno a scuola perché non ero un Balilla. Fin dopo il 25 aprile è entrato nella pubblica amministrazione con i primi comitati del C.L.N. per fornire il suo contributo alla ricostruzione".

L'allontanamento del medico condotto e la Casa del Popolo

La Giunta comunale all'inizio del '46 affronta due questioni spinose: la richiesta di esonero del medico condotto e la fondazione della Casa del Popolo. Nella riunione datata 5 gennaio c'è una petizione presentata da una consistente parte di cittadini con la richiesta di dimissioni del medico condotto Giuseppe Martorana. I firmatari non pongono in discussione la sua professionalità bensì lo stile di vita definito "molto disordinato". La sua abitazione è paragonabile all'Arca di Noè con animali domestici che vanno e vengono per i locali; d'altronde il medico con la famiglia alloggia nel cascinale della Casa di Riposo del Cottolengo. L'esonero finisce in una bolla di sapone poiché il C.N.L. locale rimanda la denuncia e ogni decisione in merito al C.L.N. dei Medici a Torino scavalcando, "fatto molto scorretto e riprovevole" così é scritto nel verbale, la Giunta comunale.

La Casa del Popolo. E' fondata il 6 febbraio del 1946 presso la Casa Comunale. Sono presenti per il Comitato di Liberazione Nazionale: Tullio Tessa (P.C.), Antonio Muratore (P.S.), Mario Rostagno (P.A.), Gino Pesce (F.G.), Egle Borsetto (U.D.I.), Giuseppe Robasto (A.N.P.I.). Per la Giunta comunale: Guido Castagna (Sindaco) e gli assessori comunali Mario Paolasso e Remigio Bert. Dopo ampia discussione vengono approvati, in seguito inviati alla Prefettura, lo Statuto ed il Consiglio Direttivo dell'istituzione ubicata nella centralissima via Rocco Galliano in Pinasca nell'abitazione del gestore Fulgenzio Galliano.
Il punto principale del regolamento è: la Casa del Popolo è apolitica e tutti possono parteciparvi.

Remigio Bert, l'inizio dell'era democristiana

"Figlio di poveri montanari, di emigranti stagionali in Francia. Nato il 5 aprile del 1892, nella borgata Bert di Podio del comune di Pinasca. A soli tredici anni è in Francia a Lione con il fratello maggiore e due sorelle , in totale dodici in famiglia, tutti impegnati nei lavori più umili. A sedici va a cercare fortuna in America a Providence, sede di una numerosa comunità pinerolese, lavora nelle miniere ad estrarre carbone: dodici ore al giorno nelle viscere della terra. Quattro anni in prima linea sul fronte del Carso, agricoltore al paese, una vita durissima fatta di tanti sacrifici..." Inizia con queste righe, scritte dal figlio Remo con pazienza certosina, la dettagliata biografia di Remigio Bert sindaco delle prime elezioni comunali del 24 marzo 1946. Capolista di una coalizione composta da DC, Liberali e Indipendenti che riporta disegnato lo Scudo Crociato con scritta "Libertas", la bandiera tricolore e un pino. Ottiene 814 voti su 1983 cittadini votanti, 458 non si presentano, porta i 16 candidati in Consiglio. A contrastare l'inizio dell'egemonia democristiana, durata fino al 1970, entra in lizza la seconda lista contrassegnata dalla scritta "Democratica, Progressista, Repubblicana" da una incudine, un libro ed attrezzi agricoli. E' composta da uomini del P.C. I. P.S.I. Partito d'Azione. La "sinistra" ottiene 754 voti, appena 60 di scarto, con 4 rappresentanti eletti (Giuseppe Aymar, Filiberto Bouchard, Gaudenzio Bert, Biagio Galliano).
Remigio Bert nella seduta comunale del 31 marzo viene eletto con 19 consensi, anche gli avversari di minoranza lo stimano e gli danno fiducia. Il segretario Giuseppe Peron Cabus, per vent'anni a Pinasca, verbalizza i nomi della prima Giunta composta dai quattro assessori effettivi: Giuseppe Tommaso Robasto (DC), Silvino Richiardone (Indipendente), Venanzio Pascal (DC), Giuseppe Priotto Assessore Anziano (Indipendente). Ai "supplenti" sono eletti: Carlo Ernesto Coucourde (Indipendente) e Felicino Maccari (Liberale). Gli altri consiglieri sono: Eugenio Bianco, Luigi Faraud, Emanuele Griset, Giosué Leger, Natale Leonard, Severino Prot, Emilio Richiardone, Severino Storero, Aldo Viotto.

Le prime tasse e gabelle, il Referendum

Tra i primi atti amministrativi del 20 aprile spiccano la contestata Imposta di Famiglia con quote stabilite in base ai redditi dalla Commissione Comunale Tributaria e le Imposte di Consumo, accolte con molte critiche.
Ma l'attenzione é tutta per il Referendum e Costituente del 2 Giugno. La scelta cade sulla Repubblica con 1381 voti; alla Monarchia 650. Schede Nulle 14, Schede Bianche 137. Voti contestati 4. Totale votanti 2186 di cui Femmine 1174, Maschi 1012.
Ecco i risultati delle elezioni dei Deputati all'Assemblea Costituente: DC 744, P.C.I. 532, P.S.I. 487, P.A.185, P.R.I.5. Altri partiti minori 106. Totale votanti 2059.

Giovanni Berger

Costruzioni significative degli anni '60

Scuole elementari

Il sindaco Giovanni Battista Venanzio Pascal nei primi giorni di maggio del 1962 fa affiggere all'Albo Pretorio dalla guardia comunale Alberto Paolasso un comunicato che dice: "Il Sindaco rende noto che domenica 20 maggio 1962, alle 9,30, avrà luogo, alla presenza di S.E. l'On. Bovetti e di altri parlamentari, delle Autorità della Provincia, l'inaugurazione del nuovo edificio scolastico elementare. La popolazione tutta, é invitata a partecipare numerosa alla manifestazione, che concretizza un periodo attivo di vita amministrativa del nostro comune".
Diciassette mesi dopo l'inaugurazione, il 18 ottobre 1973, la Giunta Municipale composta dal sindaco Giovanni Battista Venanzio Pascal e dagli assessori Silvino Galliano e Candido Beccari, approva con delibera n.94 il costo totale dell'opera valutata in 23.633.000 da riconoscere all'impresa Michele Maurino di Villar Perosa. I lavori eseguiti, al netto del ribasso d'asta dell'uno per cento, usufruiscono del contributo dello Stato ai sensi della legge n.645 del 9.8.1954.
Il terreno scelto, accanto all'attuale edificio comunale, è di proprietà della signora Anselmina Paolasso e viene acquistato dal sindaco Pascal, legale rappresentante dell'amministrazione comunale, il 15 marzo 1961 per la somma di 2.800.000.

Chiesa "Madonna delle Nevi"

I cattolici di Borgo Soullier e la comunità parrocchiale dubbionese vivono domenica 29 giugno 1966 alle 17 una giornata particolare: la consacrazione dell'altare e l'inaugurazione della nuova chiesa "Madonna delle Nevi". Nella ricca documentazione degli archivi della parrocchia di S.Rocco il parroco don Mario Ambrosiani conserva il Numero Unico. E' una testimonianza, scritta con pazienza certosina, che riporta le varie tappe del grande avvenimento dalla prima pietra posata e benedetta da S.E. Mons. Gaudenzio Binaschi il 2 maggio del 1965 alla consacrazione officiata da S.E. Vescovo Ausiliare Mons. Santo Quadri nel tardo pomeriggio del 29 giugno del 1966. Nelle ventiquattro pagine sono ricordate la progettazione elaborata dallo studio del geom. Augusto Clot, gli scavi con la ditta Pasquale Bianco Dolino, i lavori eseguiti dall'impresa Gastone Martoglio, il lungo elenco dei benefattori "veri costruttori della nuova chiesa". Passo dopo passo poiché "L'idea di una chiesa non é nata improvvisa come colpo di folgore, ma è nata e cresciuta lentamente col crescere della borgata....." così com'è riportato sul prezioso documento ingiallito dal tempo.

Il Tempio Valdese

Sempre a Borgo Soullier sulla destra della strada Statale 23 nella direzione di Pinerolo nel settembre del 1968 l'impresa edile del capomastro Enrico Vinçon inizia i lavori per la costruzione del nuovo Tempio Valdese su progetto dell'architetto Enrico Vay di Torino. L'opera in cemento armato di 350 metri quadrati è destinata a locale di culto e nel piano sottoterra è ricavata la sala delle attività. Promotore instancabile di tutte le iniziative sia religiose, sia di carattere culturale e di tempo libero è il pastore Enrico Geymet che nell'ottobre del 1962 riceve dalla Tavola Valdese, dopo un proficuo lavoro a Villar Pellice, il mandato di organizzare una comunità a Villar Perosa che comprende le famiglie valdesi residenti nei territori di Pinasca, Inverso Pinasca, e Villar Perosa.
Con l'aiuto della popolazione valdese locale, dei paesi vicini e delle comunità estere soprattutto dalla Germania, quest'ultime non fanno mancare il loro appoggio economico, nel giorno dell'Ascensione del 1963 é inaugurata una cappella prefabbricata in legno che viene trasformata in Foresteria il 16 novembre del 1969, giorno scelto dalla Tavola Valdese per la celebrazione solenne del rito nel nuovo Tempio.

Giovanni Berger

Storia della fontana dell'Orsa

Pinasca Fontana Orsa 2016

Pinasca Fontana Orsa 2016 b

Il Condominio San Paolo

I palazzi molto alti a Pinasca non esistono proprio. I residenti preferiscono la villetta privata, la casa ristrutturata dei padri, oppure il mini condominio anche se in questi ultimi anni sono andate letteralmente a ruba le "villette a schiera", tuttavia c'è un mini grattacielo.
E' visibile da tutti, tanto è forte l'impatto ambientale lungo la Strada Statale 23 nell'abitato di Dubbione.
Nasce con il nome "San Paolo" il 15 febbraio del 1964, anno di massima espansione edilizia nel comune, su progetto dell'ing. Flavio Brun di Pinerolo, per conto dei proprietari: Giuseppe Todesco, Alma Bert in Todesco, Augusto Clot. Cresce con alterne fortune legate all'impresa Cesare Scotti di Pinerolo fino a: sei vani fuori terra oltre il piano seminterrato, cantine, nove rimesse al piano seminterrato, due alloggi e tre negozi al pianterreno, quattro alloggi per ciascuno degli altri piani dal primo al quinto. Totale 22 alloggi.
La gestazione, dai documenti edilizi rilasciati dal comune a firma del sindaco Giovanni Battista Venanzio Pascal, dura poco più di dieci mesi e termina al 24 dicembre. L'abitabilità porta la firma dell'ufficiale sanitario pinaschese dottor Guido Momigliano.

Giovanni Berger

Storia del ponte Principe di Napoli

Lettera del Presidente della Comunità Montana e dei sindaci dei due comuni alla Provincia per la ricostruzione ponte datato 1936 in onore di Vittorio Emanuele "Principe di Napoli". Il rocambolesco crollo delle impalcature. Il costo di 253 mila di gran lunga superiore al preventivo. L'impresa Accati ed il capomastro Battista Damiano

"Questo ponte s'ha da fare!" o meglio da ricostruire

E' il preciso impegno, per ora sulla carta, della ricostruzione del ponte di collegamento tra i comuni di Inverso Pinasca e Pinasca ingoiato dall'alluvione di metà ottobre 2000. Una lettera in tal senso é stata inviata a firme congiunte del presidente della Comunità Montana Roberto Prinzio e dei due sindaci di Pinasca Sergio Pera e di Inverso Pinasca Andrea Coucourde, all'assessore alla Viabilità della Provincia Luciano Ponzetti e per conoscenza alla presidente Mercedes Bresso. Nello scritto gli amministratori locali "richiedono urgentemente l'intervento per l'inserimento nel piano finanziario di ricostruzione della Provincia. Tale pressante esigenza si inserisce nella totale mancanza di collegamento e nel conseguente isolamento, tra la strada provinciale 166 e la S.S.23 del Sestriere". La lettera termina con la speranza... "di un fattivo intervento dell'Ente e aggiunge la necessità di un collegamento, anche provvisorio, tra i due comuni affinché si possa riprendere la normale attività." . Certo questo ponte "Principe di Napoli" era bello e soprattutto molto utile per la viabilità, aveva superato almeno tre altre alluvioni e la guerra, era stato costruito e in piena epoca fascista (dal 30 agosto 1935 al 30 Novembre 1936) ed intitolato al "Principe di Napoli" (alias Vittorio Emanuele) con una delibera, guarda caso, proprio del 13 marzo 1937 del podestà Mario Pagliero, assistito dal segretario Giovanni Sartoris, di "dare al nuovo ponte sul torrente Chisone, il nome di Principe di Napoli in omaggio al recente lieto evento di casa Savoia, che ha assicurato all'Italia il futuro augusto continuatore delle gloriose tradizione sabaude. Di tale denominazione gli abitanti di questo comune ne sarebbero altamente onorati ed orgogliosi" (sic!). Ma già in quegli anni esistevano nella galassia delle opere pubbliche gli appalti, con i relativi subappalti, cottimisti, perizie supplettive, preventivi splafonati e chissà anche le mazzette. Infatti sul verbale di collaudo a firma dell'ing. Giuseppe Porzio datato 10 novembre 1937 c'è scritto il nome dell'impresa costruttrice Francesco Accati di Torino su progetto dell'ing. Giacinto Falcone di Pinerolo, ma la ditta in questione era supplente poiché aveva preso il posto all'impresa di Arturo Giavani , quest'ultimo partito in tutta urgenza per il servizio militare (non esistevano allora gli obiettori) vincitrice dell'appalto per un ammontare lordo di 145.168 con un ribasso del 6% a base d'asta. Ma in realtà la spesa netta totale fu di 253.385,62 poiché vennero inseriti parecchi lavori di migliorie della viabilità connessa al ponte da vari cottimisti tali Cesare Marchionni di Pinerolo ed i pinaschesi Cesare Faure e soprattutto Battista Damiano, quest'ultimo considerato anche nel dopoguerra un "genio" del cemento armato. Ma c'è ancora un giallo nella costruzione del ponte: "il 19 aprile del 1936 alle 15 quando l'inizio del getto dell'arco era giunto in zona chiave ha ceduto la centina portante in legno". Nel greto del Chisone sottostante va a finire una consistente parte del ponte e bisogna ricorrere in fretta e furia ai ripari, anche sotto la fitta pioggia, con un'altra centina di tipo poligonale "Perronet" molto più solida. Così il ponte restò integro fino ai giorni nostri della tragica alluvione, eccezion fatta per la demolizione, dopo il 25 aprile del 1945, dei quattro fasci littori posti sulle testate per cancellare ogni traccia del Fascismo.

Giovanni Berger

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Il ponte "Principe di Napoli" nel 1936. Il ponte pochi istanti prima del crollo durante l'alluvione dell'Ottobre 2000. Il guado sostitutivo in attesa della ricostruzione.

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